Aggiornamenti Udienze

A Genova, dopo il presidio di sabato scorso che ha visto decine di compagne e compagni in solidarietà con i circa 300 anarchici ed anarchiche –  a processo in questo periodo con varie gravissime accuse – ed alla compagna anarchica genovese minacciata di sorveglianza speciale, si sono svolte, sempre in questa città, le udienze del processo a Beppe, accusato di aver posizionato un contenitore di liquido infiammabile davanti ad un postamat e l’udienza per la sorveglianza speciale.
In aula hanno testimoniato i testimoni dell’accusa per Beppe che nulla hanno aggiunto alle inconsistenti prove, confermando quindi la bontà della linea difensiva che, per altro, si conferma da sè visto che il liquido non avrebbe nemmeno  potuto infiammarsi con l’innesco scollegato.
L’orribile accrocchio di pc e cavi per l’udienza in video non ha funzionato quasi per nulla, e ci fa piacere che il presidente della corte si sia fatto l’udienza in piedi per far sedere al suo posto i testimoni. Ma non ci fanno piacere le difficoltà che hanno avuto Beppe e l’avvocato, tanto che è stato chiesto ed ottenuto che il compagno sia presente in aula il 15 dicembre quando ci sarà la prossima udienza con il teste della difesa ed, eventualmente, a tutte le udienze di questo processo. In barba al blocco delle traduzioni dei carcerati. Che facciano i tamponi agli sbirri visto che purtroppo esistono – e che stanno contagiando i detenuti – e che permettano alle persone di dire la loro nei tribunali già che  non possono sentire in aula la solidarietà di parenti, amici e compagni oltre che avere i colloqui bloccati (e quindi i pacchi con il cibo).
Il giorno successivo si è svolta l’udienza per la sorveglianza speciale rinviata di due mesi per permettere all’avvocato di preparare la difesa.
Solidarietà a tutti coloro che sono colpiti dalla repressione.
Il nostro amore per la libertà è più forte di ogni autorità

Volantino in solidarietà con Juan distribuito a Treviso

Ciò che non combattiamo oggi lo pagheremo domani

Basta una parola: “coprifuoco”. Che gli Stati spaccino come sanitaria una misura che storicamente ha sempre indicato l’occupazione militare di un territorio, ci dice chiaramente in che epoca siamo entrati. Quando si devono abbattere – come sta succedendo in Danimarca – 16 milioni di visoni e spostare 280 mila persone che vivono nei dintorni degli allevamenti per fermare una forma di Covid-19 ancora più pericolosa, è giunto il momento di capire che un sistema produttivo in guerra con la natura non può che provocare malattie globali e altre sciagure. Quando, durante un’epidemia, i ricchi diventano ancora più ricchi e i poveri sempre più poveri, forse sta diventando più chiara a molti la violenza strutturale di questa società.

A questa violenza qualcuno cerca di rispondere. Perché vuole un mondo diverso, o semplicemente perché non ne può più di questo.
Solo in provincia di Modena, sono stati denunciati quattrocento operai della logistica e 120 sono sotto processo per i picchetti contro Italpizza. Per un picchetto, arma storica della classe salariata, oggi si rischia fino a dodici anni di carcere grazie ai “pacchetti sicurezza” varati dal governo Lega-5 Stelle.
In tutta Italia, trecento anarchici sono o saranno a breve alla sbarra per una serie di operazioni ordite dalle varie Procure.
In particolare, il 28 novembre prossimo comincerà, presso il tribunale di Treviso, il processo contro Juan Sorroche, compagno anarchico che è sempre stato al nostro fianco e al fianco di chiunque – in Trentino, in Valsusa o altrove – si è opposto alla devastazione ambientale e all’ingiustizia sociale. Prigioniero da un anno e mezzo nella sezione AS2 del carcere di Terni, Juan è accusato di un’azione contro la sede della Lega di Treviso avvenuta nell’agosto del 2018. Mentre i vertici di Autostrade per l’Italia si trovano agli arresti domiciliari per aver lasciato consapevolmente crollare un ponte piuttosto che spendere dei soldi nella sua manutenzione, il nostro compagno è accusato di “strage” (un reato potenzialmente da ergastolo) per un attacco esplosivo contro una sede del razzismo di Stato…
Questa società è una locomotiva lanciata senza freni verso il precipizio. Chi cerca di tirare il freno di emergenza, chi ne sabota la corsa, chi se la prende con il macchinista (invece che con chi non paga il biglietto in terza classe), è un nostro compagno, una nostra compagna.
Schiantarsi o insorgere. A noi la scelta.
SABATO 28 NOVEMBRE ALLE 9.00 AL TRIBUNALE DI TREVISO (Viale Giuseppe Verdi)
PRESIDIO SOLIDALE PER L’INIZIO DEL PROCESSO
 
compagne e compagni

INTERVENTO al PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ AI/ALLE PRIGIONIERI/E ANARCHICI/E DETENUTI PER L’OPERAZIONE “SCRIPTA MANENT”

E’ importante la nostra presenza qui oggi, nonostante in gran parte della città ci siano vari divieti di manifestazione e di assembramento.
Oggi siamo qui per far conoscere la situazione dei nostri compagni prigionieri, i processi repressivi che colpiscono i rivoluzionari e denunciare le mani sporche di sangue della democrazia.
Ci vogliono far credere che si è liberi, che i mali del mondo chissà da dove arrivino, che solo chi comanda, le istituzioni, sono sia la causa incidentale di quei mali sia la cura.
Esistono i responsabili però. Leggi tutto “INTERVENTO al PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ AI/ALLE PRIGIONIERI/E ANARCHICI/E DETENUTI PER L’OPERAZIONE “SCRIPTA MANENT””

NON BASTANO LE SBARRE PER RINCHIUDERE L’ANARCHIA

Si avvia a conclusione, a Torino, il processo d’appello per l’operazione «Scripta Manent». Era il 6 settembre 2016, quando vennero arrestati/e otto anarchici/e con l’accusa di aver costituito o partecipato ad una «associazione sovversiva con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico», accusa di cui nel processo sono imputati circa una ventina di anarchici/e. In particolare le accuse sono di aver realizzato dal 2005 diverse azioni dirette e armate contro le forze dell’ordine (questori, caserme dei carabinieri ed allievi carabinieri, RIS), uomini di Stato (sindaci, ministro degli interni), giornalisti, ditte coinvolte nella ristrutturazione dei CIE ed un direttore di un centro di reclusione per migranti, rivendicate FAI e FAI-FRI (Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale). Inoltre, di aver scritto e redatto pubblicazioni anarchiche, tra cui una storica pubblicazione del movimento, “Croce Nera Anarchica”. Leggi tutto “NON BASTANO LE SBARRE PER RINCHIUDERE L’ANARCHIA”

SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE DI BOLOGNA

In piazza Corvetto c’eravamo tutti, consapevoli della necessità di combattere fascismo e polizia, come parte integrante della lotta di classe e, naturalmente disponibili a pagare personalmente la repressione conseguente da parte dello Stato.

In questi giorni inizia a prendere forma la realtà che avremo davanti nell’immediato futuro:

  • da una parte un pesante peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato, con la crescita della disoccupazione e con l’attuazione di una cassa integrazione generalizzata per emergenza Covid (soldi che però i lavoratori non hanno ancora ricevuto da quando sono stati messi in CIG); con la continua privatizzazione della sanità, al di là delle dichiarazioni ipocrite su medici ed infermieri dipinti come “angeli”, ma sanzionati disciplinarmente non appena si lamentano delle carenze; la completa chiusura delle scuole e dei servizi educativi/assistenziali per i minori, ecc.

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Carcere di Piacenza, 15 maggio 2020

Io (Nicole) ed Elena siamo in AS3. Siamo arrivate alle 11.30 circa del 13 Maggio, dopo un primo passaggio in una tenda posta esternamente per misurare la temperatura corporea alle nuove detenute, siamo state messe in isolamento sanitario per 15 giorni (celle singole ma adiacenti).

Dopo una nostra incazzatura ci hanno dato 4 libri. Abbiamo 2 ore d’aria al dì, da fare separatamente dalle altre sempre per emergenza Covid e quindi le facciamo assieme (con mascherina) alle 12-13 e 15-16. Leggi tutto “Carcere di Piacenza, 15 maggio 2020”

SI MUORE DI COVID-19 E DI BOMBE IN TESTA

Lungi dallo stupirci, il fatto di vederci passare sotto il naso armi e munizioni, sfruttando biecamente l’emergenza, ci ricorda una volta di più quanto il nostro sistema socio-economico sia feroce e ipocrita. Se su tutti i mezzi di disinformazione impazza la narrazione della diffusione del terribile COVID-19  –  spesso con termini militari tipo “guerra al virus”, termini che consentono al potere di abituare le persone a litanie di morte e a una perenne presenza militare – sugli stessi media si è concordi nell’impossibilità di arrestare le guerre. Siano esse dichiaratamente imperialiste o “democratiche”. Leggi tutto “SI MUORE DI COVID-19 E DI BOMBE IN TESTA”