testimonianza dal carcere di Busto Arsizio

Lettera di Enrik dal carcere di Busto Arsizio

(11 febbraio 2021)

Buongiorno a tutti voi

Come prima cosa vorremmo ringraziarvi per la vostra lettera, ci ha tirato molto su di morale sapere che là fuori c’è qualcuno che ha molto a cuore le nostre condizioni e la nostra causa.

Vorrei come prima cosa scusarmi in anticipo per il mio italiano non perfetto, e spiegarvi i motivi per i quali si è arrivati alla protesta nel carcere di Varese.

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Sab. 27/2 Presidio Carcere Marassi

Si avvicina il triste anniversario dell’8 marzo, per ricordare e sostenere quelle giornate di lotta, in queste settimane siamo andati a volantinare durante gli orari dei colloqui ai familiari dei detenuti del carcere di Marassi.
SABATO 27 H 15.00 ci sarà un presidio con microfono aperto, per chiunque voglia comunicare con i reclusi. Noi saremo li per portare un saluto ed esprimere la nostra solidarietà a chi lotta dietro quelle infami mura e per ricordare i 14 morti ammazzati dallo Stato durante le rivolte del 2020. Rompiamo il silenzio. Stragista è lo Stato!

8 febbraio 1943: Lepa Svetozara Radić partigiana jugoslava

Lepa Svetozara Radić è stata una partigiana e antifascista jugoslava di etnia serba bosniaca, membro dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale insignita postuma dell’Ordine dell’Eroe popolare il 20 dicembre 1951, per il suo ruolo nel movimento di resistenza contro le potenze dell’Asse, diventando la persona più giovane a riceverlo all’epoca.

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sulla rivolta di Treviso – Da “Campagne in lotta”

Forse ricorderete le rivolte che hanno attraversato un centro d’accoglienza a Treviso tra giugno ed agosto e i 4 arresti che ne sono seguiti. Ad oggi uno di loro non c’è più , Chaka, due sono ancora in carcere (a Treviso e Vicenza) e per un’altra persona è stata trovata un’abitazione a Treviso per i domiciliari. Il primo aprile comincia il processo.
Come Campagne in lotta siamo sempre in contatto con tutti e tre  e da qualche giorno, anche in seguito al confronto con loro, abbiamo fatto partire una campagna di solidarietà, che vi incollo qui.
Della rivolta nella ex caserma Serena a Treviso e della sua repressione:
non lasciamo solo chi lotta per la libertà

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Controllare i lavoratori a distanza

     “_Ci troviamo nel solco di una nuova frontiera  Le vecchie leggi funzionano male, abbiamo bisogno di nuovi sistemi di tutela sia per i dipendenti sia per i lavoratori. Il lavoro da remoto può essere più produttivo, ma occorre disciplinarlo.[…]”_

In genere ciò che avviene negli USA arriva un po’ più tardi da noi ma, come allude Martone, anche qui si stanno preparando a questa deriva orwelliana.
Buona lettura….

Controllare i lavoratori a distanza:

crescono le “sentinelle degli smart workers”

di Ilaria Betti 29/11/2020

Da Microsoft a ActivTrak: secondo uno studio Usa, il settore del monitoraggio crescerà a dismisura

Sono le “sentinelle dello smart worker”, quelle che controllano – col fucile spianato dall’altra parte dello schermo – che il lavoratore da remoto sia costantemente produttivo. Si tratta delle app per il controllo a distanza dei dipendenti e negli Stati Uniti sono sempre di più: si va da quelle che comunicano ai capi dati sui siti web consultati a quelle che fanno gli screenshot delle schermate. E ora ci si mette ancheMicrosoft: un nuovo tool, chiamatoProductivity Score, annunciato durante la conferenza annuale degli sviluppatori, mostra ai datori di lavoro come i propri dipendenti utilizzano i servizi di Microsoft 365 come Outlook, Teams, SharePoint e OneDrive. Ma può esistere uno smart working senza controllo sulla vita delle persone? Secondo Michel Martone, giurista e accademico, autore del libro“Il lavoro da remoto – Per una riforma dello smart working oltre l’emergenza”, sì: “Il datore di lavoro ha bisogno di controllare – spiega ad HuffPost – ma dovrebbe controllare i risultati del lavoro, non la persona”.

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Non ci deve pagare nessuno, ma devono pagarla e basta

L’ emergenza sanitaria sta contribuendo a frammentare, nascondere e disintegrare i bisogni della classe.

E’ sotto gli occhi di tutti noi che quella che governa la gestione dell’emergenza è la logica del profitto – non ultimo quello delle case farmaceutiche – che detta le regole delle chiusure e delle aperture delle nostre libertà. Il mantra, neanche tanto nascosto, è che la produzione non si può fermare perché il bene del Capitale è anche il nostro. Quindi, per salvare questo mondo, bisogna fare “sacrifici”.

L’economia ormai governa la politica che, da parte sua, ha perso ogni minima velleità di mediazione sociale, ogni ruolo di gestione della cosa pubblica. I teatrini mediatici e politici, sia a livello nazionale che a livello locale, confermano il fatto che della nostra salute dobbiamo occuparci in prima persona altrimenti nessuno lo farà, tutti presi come sono a rincorre il consenso, il profitto e i colori delle varie libertà.

Alcune cose sembrano emergere con sempre più chiarezza e ci preparano a una prospettiva di futuro: qualcuno da questa crisi uscirà rafforzato e arricchito e questi non saranno certamente i lavoratori. Anzi, questa crisi viene già ora scaricata sulle loro spalle buttandoli sempre più ai margini di un sistema organizzato per sopravvivere a se stesso, costi quel che costi.

Confindustria – che per qualche milione in più affama e uccide alla luce del sole – continua a rivestire il suo ruolo di autorevole interlocutore, avendo il potere di far lasciare aperte aziende e fabbriche fin all’inizio di questa pandemia ed ancora oggi. Continue reading “Non ci deve pagare nessuno, ma devono pagarla e basta”

SABATO 30.01 PRESIDIO AL CARCERE DI MARASSI

Dopo il saluto molto partecipato di venerdì scorso abbiamo deciso di tornare sotto le mura del carcere di Marassi per portare la nostra solidarietà a tutti i reclusi e al nostro compagno Francesco (in carcere per un definitivo per i fatti del 15 ottobre 2011 a Roma).

Ci vediamo Sabato 30 Gennaio alle 18 sotto le mura del carcere di Marassi (lato stadio).
Segue il manifesto. Invitiamo alla massima diffusione dell’appuntamento!
A presto, un abbraccio da Genova.

SABATO 30 GENNAIO ALLE ORE 18 PRESIDIO SOTTO LE MURA DEL CARCERE DI MARASSI (LATO STADIO) PER UN SALUTO A TUTTI I DETENUTI E AL NOSTRO COMPAGNO FRANCESCO.

PER FARLA FINITA CON LE GALERE! MILLE MODI UN SOLO ORIZZONTE: LIBERTA’!

Gora Gassama un’altra vittima dello sfruttamento!

Per non dimenticare Gora Gassama, bracciante agricolo investito e lasciato morire qualche giorno fa, il 18 dicembre, scorso nei pressi del porto di Gioia Tauro mentre tornava dal lavoro.
Migrante morto in un incidente nel Reggino, sciopero e corteo dei braccianti

La lettera: “Siamo stanchi di essere sfruttati e ammazzati dagli stessi che di giorno ci obbligano a lavorare senza contratti né garanzie nei campi”

“Oggi nessuno va al lavoro – hanno spiegato gli organizzatori della manifestazione – perché un amico e fratello, dopo una vita di razzismo e sfruttamento, da quel razzismo è stato ucciso. La rabbia è troppa, non restare zitti, scendere in strada per ricordare Gora e lottare contro tutto questo è l’unica arma che ci resta”.

“Un altro fratello ucciso, un’altra morte – è scritto in una lettera aperta dei migranti – che si poteva evitare. Per questo, per tutta la giornata di oggi noi lavoratori della terra saremo in sciopero. Non troverete nessuno di noi nei campi, nei magazzini e nelle serre. Siamo stanchi di essere sfruttati e ammazzati dagli stessi che di giorno ci obbligano a lavorare senza contratti né garanzie nei campi, a vivere come animali e la sera ci tirano giù come birilli, perché la vita di un africano non conta. Non siamo braccia, siamo uomini”. “Da decenni ormai – riporta ancora il testo della lettera – veniamo qui per lavorare e senza le nostre braccia non ci sarebbero frutta e verdura né sugli scaffali, né sulle tavole ma questo non importa. Nonostante le promesse che arrivano ad ogni stagione, per noi non ci sono mai stati e continuano a non esserci alloggi decenti, contratti regolari, certezza e celerità nel rinnovo dei documenti, con lungaggini che ci costringono a rimanere qui per mesi. Vogliamo casa, diritti, documenti e lavoro regolare, vogliamo vivere una vita dignitosa come ogni essere umano meriterebbe. Schiavi mai”.

Strage del Rapido 904, o Strage del Treno di Natale

Riceviamo e pubblichiamo volentieri

Avevamo appena concluso il nostro XV convegno organizzativo di Riv. Comunista, iniziato la mattina del 22 dicembre 1984, quando abbiamo appreso le prime notizie dell’attentato al rapido Napoli – Milano.
Via via sono giunte le prime immagini televisive non è stato difficile capire la vastità del nuovo “macello” e matrice degli attentatori. Mani esperte, già collaudate nei precedenti attentati compiuti nella stessa galleria Firenze – Bologna, e ben protette dallo Stato, hanno “rinnovato” il loro “messaggio” di morte. Queste mani sanguinarie non hanno colpito nel “mucchio”, come può sembrare all’apparenza, hanno collocato gli ordigni nelle carrozze di seconda classe, gremite di proletari e di meridionali. L’attentato è, quindi un “macello” di gente del Sud.

I responsabili del governo e il ministero dell’interno nel tentativo di buttare fumo negli occhi o per altri inconfessabili motivi, hanno ipotizzato tutte le “piste”: dal “ terrorismo internazionale” alla mafia e camorra. Ma questi signori, addetti alla macchina del potere, si degneranno mai di spiegare che cos’è e da chi mai è costituito questo “mostro” pluricefalo chiamato “terrorismo internazionale”? Continue reading “Strage del Rapido 904, o Strage del Treno di Natale”

28 dicembre 1980 – La rivolta nel carcere di Trani

Il 28 dicembre 1980, alle ore 15,20 inizia la rivolta nel carcere speciale di Trani

«12 dicembre 1980, è sera, ora di cena. Si cena presto in carcere, televisioni accese a tutto volume, a quell’ora quasi tutte sintonizzate sul telegiornale del terzo canale, quello delle 19.00. Improvvisamente un vociare sempre più intenso, un boato. Ci affacciamo al cancello e contemporaneamente accendiamo la tv che quella sera, stranamente, tenevamo ancora spenta. Da qualche cella urlano un nome, qualcuno ne declina le funzioni e il ruolo. È un alto funzionario del Ministero della Giustizia con incarichi particolari sulle carceri speciali. Continue reading “28 dicembre 1980 – La rivolta nel carcere di Trani”