Sull’operazione “Sibilla”

Per rompere con lo sfruttamento e l’oppressione occorre che la dignità offesa e calpestata si trasformi in azione, perché crediamo fermamente che “libertà” non è affatto il diritto e il dovere di obbedire all’autorità, non è un’esistenza trascorsa in ginocchio. La libertà risiede – qui ed ora- nella sfida contro ogni potere, nel selvaggio desiderio della distruzione pratica e concreta dall’autorità.

Vetriolo, numero 5

All’alba di Giovedì 11 ottobre, scatta l’operazione “Sibilla”, coordinata dalle Procure di Perugia (Pm Manuela Comodi) e Milano (PM Alberto Nobili) a causa della quale in varie città italiane sono stati perquisiti alcuni compagni e compagne. Sono stati i carabinieri del ROS ( al comando del Generale Pasquale Angelosanto) ad eseguire i provvedimenti, disposti dal GIP Valerio D’Andria, per cui 6 compagne e compagni anarchici sono stati raggiunti da un’ordinanza applicativa di misure cautelari e indagati di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. Continue reading “Sull’operazione “Sibilla””

Lunedì 4 ottobre sentenza Prometeo – Presenza solidale davanti al tribunale di Genova

Inoltriamo e sosteniamo:
“Il 27 e il 28 settembre si sono tenute le arringhe della difesa per il processo Prometeo di fronte alla corte d’assise di Genova.
La sentenza, inizialmente calendarizzata per il 19 ottobre, è stata anticipata a lunedì 4 ottobre, data in cui potranno esserci eventuali repliche del pm con conseguenti controbattute della difesa, e a seguire la camera di consiglio con l’emissione della sentenza entro la serata.
Di fronte alla richiesta della procura che vorrebbe intimidirci tutti seppellendo sotto decenni di carcere i nostri compagni, lanciamo urgentemente un appello per una presenza solidale e rabbiosa lunedì 4 ottobre alle 9,30 davanti al tribunale di Genova (sede distaccata), all’incrocio fra via Fieschi e via Porta d’Archi per aspettare insieme la sentenza.
SOLIDALI E COMPLICI CON NAT, BEPPE E ROBERT
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO”

AGGIORNAMENTI SULLA SORVEGLIANZA SPECIALE AD UNA COMPAGNA A GENOVA

Nel mese di agosto è stato emesso l’esito dell’appello contro il provvedimento di sorveglianza speciale per una compagna a Genova; la richiesta di revisione della misura, applicata con tutte le restrizioni, è stata respinta ed è risultato evidente come, malgrado l’accusa di terrorismo, pilastro fondamentale del teorema accusatorio, sia caduta, la misura sia stata mantenuta in toto sempre per lo stesso motivo cioè “l’adesione all’ideologia anarchica”, le “aperte manifestazioni di solidarietà nei confronti dei militanti della Federazione Anarchica Informale”, per “il sostegno agli anarchici detenuti”, per “l’incitamento all’azione diretta”, per la diffusione di materiale controinformativo.
Nello stesso mese di agosto sono stati emessi a suo carico, su proposta della questura di Genova, ulteriori provvedimenti a corollario della sorveglianza volti a limitare ancora più capillarmente la sua libertà, colpendola nella sfera dei suoi affetti, aggiungendo nuovi limiti e difficoltà all’autorizzazione, finalmente concessa dopo 7 mesi di attesa, ad andare a visitare la propria famiglia che risiede fuori dal comune dove ha l’obbligo di dimora. Le è stata inoltre sequestrata la patente di guida con l’assurdo pretesto che il fatto di possederla potrebbe essere funzionale alla commistione di reati. Continua a riproporsi, imperterrito e monotono come un disco rotto, il solito ritornello: la compagna in questione è anarchica, quindi è pericolosa, e lo conferma il fatto che sia sottoposta ad indagini in quanto anarchica. Di questo passo si potrebbe andare avanti all’infinito. Continue reading “AGGIORNAMENTI SULLA SORVEGLIANZA SPECIALE AD UNA COMPAGNA A GENOVA”

La storia del vaccino è un antipasto [Macerie su Macerie]

Che la pandemia di Covid-19 avrebbe segnato inesorabilmente gli sguardi della società su di sé era ben facilmente prevedibile, il come stia accadendo è ancora difficile da decifrare.
Quello a cui si è assistito nelle ultime settimane è stata una celere escalation di misure, decreti, direttive, annunci e sproloqui urbi et orbi sul sostegno all’obbligo vaccinale e alla sua certificazione; una convergenza su un discorso netto e senza sfumature, di cui è difficile trovare dei precedenti, che va dal premier in carica, il boia europero della crisi economica post 2008, fino agli ultimi militanti dell’estrema sinistra del Bel Paese, tutti votati senza soluzione di continuità a costruire l’immagine di una divisione antropologica tra la solidarietà civile di coloro che hanno scelto di vaccinarsi e tutti gli altri, velocemente ammassati nel cassetto capiente dei “negazionisti”, complottisti, egoisti sociali o naturopati dell’ultima ora.

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Sul green pass (dell’oca)

Ciò che si va delineando intorno al Green pass va ben oltre il fatto in sé. Asserire che il potere è interessato alla salute della popolazione è un vero e proprio ossimoro visto che l’era attuale ha mostrato di essere del tutto disinteressata alla popolazione, poiché la “volontà di potenza” di uno stato non è più misurabile sulla quantità di popolazione sana di cui disporre. Il mutamento della “forma guerra” con la messa in mora degli eserciti di massa ha comportato il venir meno della popolazione come elemento strategico e, conseguentemente, il non interesse del potere nei confronti della popolazione. La stessa cosa vale per la produzione. Nel mondo contemporaneo la produzione bellica non necessità più della “mobilitazione totale” quindi del tutto inutile è diventata la necessità di masse sterminate da impiegare nella produzione bellica. Per molti versi, allora, diventa possibile asserire che se il mondo di ieri si caratterizzava nel “fare vivere e lasciare morire” il mondo attuale sembra maggiormente prono al “far morire e lasciare vivere” il modello ordoliberale è esattamente questo.

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denunce a GE per “Vedo terra”

Abbiamo appreso che un compagno che ha partecipato  all’occupazione dell’università ed alle iniziative delle giornate di luglio al di fuori e contro le infami commemorazioni istituzionali del G8 di genova 2001, ha ricevuto ben tre denunce per “invasione”, presidio e manifestazioni non autorizzate.

A questo link di “Vedo terra” https://www.facebook.com/comestudiogenova/

Le considerazioni del Collettivo che non dimentica le <misure repressive sempre più opprimenti, che hanno colpito tanti e tante compagni/e>, anzi rivendica, rilancia e si presenta all’ingresso della biblioteca universitaria per denunciare <Genova jeans come ennesimo evento che vuole svendere Genova ai turisti, e fare delle sue periferie sociali, una volta ripulite, delle vetrine>.

Condividiamo, facciamo girare ed esprimiamo solidarietà incondizionata ed attiva al compagno ed a tutti e tutte le componenti del Collettivo sotto attacco nel becero tentativo, certamente non nuovo, di intimorire quel combattivo proletariato giovanile che si avvicina alle lotte e le sostanzia con l’occhio sul presente a tutto tondo, non parcellizzato e scevro delle sclerotizzate dinamiche da orticello che spesso depotenziano le lotte cittadine.

Felici della totale mancanza di rimorsi da parte del Collettivo (per altro non avevamo dubbi) ci permettiamo di fare una puntualizzazione su un passaggio del loro testo. La <retorica istituzionale deconflittualizzante> non è tipica dei sinistri degli ultimi vent’anni, ma ha radici profonde e contribuì a portare in carcere migliaia di compagni e compagne negli anni ’70 ed ’80. Alcuni incarcerati per decenni.

Grazie ragazze e ragazzi dalla nostra comunità desiderante.

GE 2001: Qualcuno in Parlamento, qualcuno in galera

Segue lettera di Marina da Zapruder #54, dal sito di Supporto Legale. Nulla da aggiungere.

“A partire dalla fine degli anni novanta, gli incontri tra i leader dei paesi a economia avanzata divennero un’arena in cui dimostrare il dissenso verso le scellerate politiche neoliberiste. Gli appuntamenti in giro per il mondo assunsero presto un aspetto liturgico. Lo scopo era inseguire i potenti per disapprovare la globalizzazione economica con azioni di protesta “globalizzate”. Il G8 di Genova si inquadrava nel medesimo scenario ma si configurava al tempo stesso come il grado più elevato nell’organizzazione dei controvertici. Di fatto il cosiddetto movimento dei movimenti vide nelle strade di Genova l’agorà in cui non solo manifestare contrarietà alle politiche liberiste sempre più selvagge, ma anche esporre le proposte elaborate durante il Forum sociale mondiale di Porto Alegre. Dal quel progetto nacquero le ambizioni egemoniche del movimento no global (Gsf). In altre parole, portare le istanze riformiste in una piazza democratica sgombra il più possibile da altre argomentazioni politiche, insieme alle differenti strategie nella gestione del conflitto sociale. Autonominatisi interlocutori delle istituzioni, essi pretesero il privilegio di pianificare nei dettagli le mobilitazioni genovesi garantendosi altresì l’attenzione dei riflettori e il ruolo da protagonisti. Al bando ogni velleità internazionalista, i mesi prima del vertice furono attraversati da un susseguirsi di dispute all’interno del movimento per l’egemonia politica, tra chi voleva sovradeterminare e chi voleva autodeterminarsi in previsione del controvertice, nonché da una sequela di negoziati con le istituzioni. A un certo punto, sembrava di trovarsi di fronte a galli nel pollaio che si azzuffavano per una briciola di visibilità, sordi a qualsiasi rivendicazione che non fosse di loro emanazione, ignorando tutto ciò che voleva alimentare il dibattito e che proveniva dalla base delle organizzazioni antagoniste. Del resto per comprendere bene ciò che accadde durante le discusse giornate genovesi è opportuno analizzare la dimensione politica che anticipò e permise la costruzione dell’evento, comprese le influenze ideologiche determinanti lo svolgersi delle manifestazioni. Continue reading “GE 2001: Qualcuno in Parlamento, qualcuno in galera”

NATASCIA IN SCIOPERO DELLA FAME DAL 16 GIUGNO

Da un video colloquio di questa mattina con una compagna, Natascia ha fatto sapere che il 16 giugno, di ritorno al carcere di Vigevano dopo l’udienza preliminare per il processo Scintilla in cui è imputata e che si è tenuta a Torino, le è stata misurata la temperatura e subito dopo è stata messa in una cella in isolamento. Quando ha capito che si trovava lì per essere ritrasferita nel carcere di S. Maria Capua Vetere ha dichiarato ufficialmente l’inizio dello sciopero  della fame, buttando fuori dalla cella il vitto quando le è stato consegnato.

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NATASCIA NUOVAMENTE TRASFERITA A S. MARIA CAPUA VETERE

La notte dopo la seconda e ultima udienza preliminare per il processo Scintilla che si è tenuta a Torino lo scorso 16 giugno, Natascia è stata nuovamente svegliata in piena notte nella sua cella del carcere di Vigevano e trasferita in un altro carcere. Lo ha scoperto la mattina del 17 giugno la compagna che si è presentata davanti alla guardiola del carcere di Vigevano per fare il colloquio e a cui invece è stato detto che Natascia non c’era perché era stata trasferita la notte prima.
Come sempre a Natascia non è stato consentito di avvertire nessuno, neppure il suo avvocato. Si presumeva potesse essere stata ritrasferita nel carcere di S. Maria Capua Vetere, che però non ha dato notizie a riguardo – neppure al suo avvocato – fino a questa mattina, quando gli hanno confermato che Natascia si trova effettivamente lì.
A questo punto sul tema colloqui vale forse la pena spendere due parole
in più.

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