Il Terzo Valico, come la Torino Lione, è parte del progetto di reti di trasporto trans-europee proclamate di importanza strategica per lo sviluppo del traffico internazionale. Ed effettivamente il progetto del Terzo Valico è strategico sia per la quantità di denaro che vede impegnato che per le diverse condizioni socio-economiche delle zone interessate dal progetto, ma soprattutto è strategico perché ha la capacità / necessità di piegare un gran numero di persone per imporre un’opera non voluta.

Inoltre, anche a causa delle imprese che sono coinvolte nella costruzione, questo progetto non solo devasta il territorio con cantierizzazione, sbancamento e inquinamento in forme incontrollabili e irreversibili, ma ha aperto le porte alla criminalità organizzata con generalizzazione del caporalato, subappalti, incidenti sul lavoro, cattivo smaltimento dei rifiuti tossici e dell’amianto contenuto nello smarino.

La realtà ci mostra come quotidianamente siano i lavoratori pendolari a vivere i disagi provocati dallo smantellamento della rete ferroviaria locale (ultima la strage di Pioltello), mentre viene finanziato un treno che movimenterà attraverso l’Europa merci provenienti da vari siti produttivi delocalizzati in Paesi dove il costo del lavoro è più basso e dove gli imprenditori hanno le mani ancora più libere da vincoli su ambiente e tutela dei lavoratori.

In Valpolcevera, durante i blocchi degli espropri, si è creata un’esperienza di scambio e di “contaminazione” reciproca del dibattito per permettere la ricostruzione delle nostre Comunità attorno alla resistenza NO TAV. Un percorso di socializzazione di pratiche ed esperienze contro ogni delega e contro l’idolo merce – spesso inutile e nociva – scelleratamente iper mobilitata per aumentare i profitti di pochi.

Per questo abbiamo solidarizzato con chi era accusato addirittura di terrorismo per aver bruciato un compressore all’interno del cantiere TAV in Valdisusa . Per loro erano stati chiesti 9 anni e mezzo di detenzione con l’intento di spaventare e dividere il movimento NO TAV come sempre accade per tutti i movimenti. Invece anche qui, come in tutta Italia, il 21 novembre, presso il campo base di Trasta, ed il 22 novembre, in piazza Pontedecimo, ci furono due presidi. Ribadimmo che attaccare alcuni di noi voleva e vuole dire attaccare tutti e che nessuno sarebbe stato lasciato solo davanti alla repressione.

La generosità e la solidarietà sono due valori fondamentali che gli speculatori e le questure fanno fatica a comprendere, ma di cui avvertono la “pericolosità” per la realizzazione dei loro progetti. E se loro sentono la necessità di reprimerle e romperle con i manganelli, i lacrimogeni ed i processi, noi non possiamo far altro che rilanciarle più forti che mai.

Come al solito contrapposizioni politiche e sociali, trasposte dal contesto in cui sono avvenute, sono state trasformate in reati, problemi di ordine pubblico, comportamenti di singoli individui, nel tentativo di circoscrivere, delegittimare e criminalizzare episodi di lotta ai quali hanno, invece, partecipato decine e decine di persone.

Ma i criminali stanno dall’altra parte. E sono quelli che ci ritroviamo anche oggi davanti, quelli che, oltre a portare avanti un irreversibile danno ecologico, mettono i proletari gli uni contro gli altri con il ricatto del posto di lavoro. Quelli che espropriano terreni, fanno lavorare giorno e notte, fanno dormire nei container e non prevedono un uscita di emergenza da un cantiere. E chi, asservito o schierato, li difende con la repressione.
Non abbiamo altra via che resistere allo scempio, prevenire la morte, lottare contro il terrore. E 4 uova, una scritta, un presidio davanti ad un cancello sono, tra l’altro, strumenti minimi, purtroppo tutt’altro che sufficienti davanti alla forza bruta e all’arroganza.